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2022
APRIRSI A NUOVI ORIZZONTI
La storia di Maria Domenica non è solo la storia di un grande medico, è un esempio di come un punto di partenza sbagliato possa poi trasformarsi in un punto di forza capace di aprire nuovi orizzonti. La sua storia inizia in Salento, a Presicce, in provincia di Lecce, da genitori entrambi migranti in Svizzera. L’infanzia è stata difficile, segnata da un trauma che ha inciso profondamente per tanti anni: il suicidio del padre a soli 39 anni; persona irascibile, violenta e depressa, oggi si direbbe un “border” di cui la madre si era innamorata da giovane. “Quando mio padre è morto avevo 7 anni e mia sorella 5, ho capito che si era suicidato dai discorsi dei grandi che ascoltavo intorno a me, ma nessuno me lo ha mai detto ufficialmente. Ricordo la bara con un vetro trasparente da cui si vedeva il busto, aveva una ghirlanda di fiori intorno al collo, probabilmente volevano nascondere i segni del cappio. Per anni ho avuto il senso di colpa. In realtà lo avevamo già perso anni prima, era sparito per quattro anni e quando era ricomparso temevamo volesse rapirci perché aveva già tentato di farlo. In realtà voleva salutarci per l’ultima volta. Ho sempre vissuto con la nonna materna: è stata la mia vera guida, una madre, un’impronta vera”.
L’infanzia e la giovinezza di Maria Domenica sono state un alternarsi di distacchi e di fatiche: la mamma in Svizzera, nel cantone tedesco, al lavoro per i suoi primi 9 anni di vita, la sorella più piccola finita in un affido “sbagliato” a degli zii, la nonna buona, Vita Maria, ma super impegnata nei campi, i nonni paterni anaffettivi e inesistenti e il tentativo continuo di annodare fili e legami e di superare le differenze di trattamento di questi con la sorella minore. Un contesto famigliare tutto femminile: nonna, zia materna, sorella. Ha avuto però due grandissimi “ganci” umani e significativi, che le hanno consentito di appendersi nella grande scalata della sua vita e di risalire fino alla vetta: una maestra eccezionale, Lucia, che l’ha appassionata ai libri e le ha fatto capire che la vita è anche “altro”, non solo dolori e disgrazie ma anche un piatto caldo e tavole accoglienti, e Don Aniello, il bravo medico del paese che è sempre stato un punto di riferimento umano e morale.
E sopra tutto questo la sua grande determinazione, supportata da un’intelligenza non comune, che le ha consentito di ottenere ottimi risultati scolastici, di insegnare la firma alla nonna analfabeta, di uscire dai fantasmi dell’infanzia salentina, di scegliere la facoltà di medicina e la specializzazione in igiene e medicina preventiva e che l’ha portata oggi a essere responsabile della UOS (Unità Operativa Semplice) Servizio di promozione e gestione delle attività vaccinali. Maria Domenica ha trasformato i ricordi dolorosi del passato in risorse e progetti per la propria vita, ha saputo prendere il buono che ha trovato intorno a sé credendo nelle proprie forze. Oggi ha molti interessi, tante amicizie, fa bei viaggi, partecipa a iniziative culturali e associative, non le manca l’impegno civile sul territorio ed è sempre proiettata verso l’approfondimento scientifico.
“Ho ereditato la vocazione alla cura dalla nonna materna – racconta – in paese faceva la guaritrice, girava per le case e mi portava con sé. Faceva impacchi con le erbe, collane di aglio, coni per la pulizia delle orecchie. Conosceva i rimedi della medicina popolare e curava un po’ di tutto, soprattutto dolori e distorsioni. Quando ho iniziato medicina pensavo di fare psichiatria, mi interessava la possibilità di curare attraverso la psiche, poi ho conosciuto il mondo dell’igiene e mi sono appassionata. Ho fatto ricerca per molti anni, sono giunta in Veneto nel 2000 e a Treviso nel 2010. L’esperienza delle vaccinazioni mi ha sempre affascinato, mi rendo conto che la profilassi fatta bene ha un potenziale enorme per la promozione della salute. Il percorso di formazione che ho fatto coi genitori inadempienti mi ha dato molte soddisfazioni. Con il Covid-19 il lavoro è cambiato, l’impegno per la campagna vaccinale è intenso, ma ho capito ancor più che sono dalla parte giusta della storia, che riesco a farcela, che sono più solida di quanto non potessi pensare. Le vaccinazioni sono la scoperta più importante per l’umanità dopo l’acqua potabile. I No vax non mi spaventano, ci sono sempre stati, c’erano anche nel ‘700, non superano il 10% della popolazione.
Mi spaventano di più i negazionisti, che non hanno rispetto per la sofferenza altrui. Penso che ognuno, nella vita, possa arrivare ovunque, ma bisogna aver fame di obiettivi e uscire dagli stereotipi. Non ci sono posizioni svantaggiate che non possano diventare nuovi orizzonti. Basta cercarli”.